Vogliamo bene al nostro lavoro!

16 de Juillet, 2020 - Info - Commenter -

E' da un po' di tempo che sto riflettendo su un aspetto abbastanza surreale che mi capita di vedere sempre più spesso. Riguarda l'amore che mettiamo nel nostro lavoro, l'impegno nel creare prodotti e servizi sempre migliori, la voglia di attrarre nuovi clienti. Tantissimi imprenditori che conosco personalmente o che mi capita di trovare sul web dimostrano di lavorare con questi sentimenti ben presenti nelle loro attività. Qualunque sia il loro campo d'azione, impegnano tempo, risorse economiche, fatica, per emergere in un mondo sempre più competitivo, dove i piccoli particolari diventano strategicamente importanti per il successo. Oggi più che mai questa lotta si è spostata sul web, il campo di battaglia sono i social media. Su queste piattaforme l'immagine, ferma o in movimento, diventa un catalizzatore naturale per attrarre nuovi clienti, per far conoscere la propria attività nel mondo. Dopo tante fatiche per mettere a punto un prodotto innovativo, un menù da leccarsi i baffi, una struttura ricettiva accogliente, inciampano nella presentazione. E allora postano foto fatte a corsa con il telefonino senza dare sufficiente risalto a ciò che vendono, o si affidano a persone con poca esperienza perché non valutano l’importanza di destinare un certo budget per fare delle foto professionali. Pensate al messaggio che possono inviare ai potenziali clienti...fermatevi a riflettere. Voi dovete pretendere con tutte le vostre forze che il mondo veda il frutto dei vostri sforzi in maniera accattivante, professionale, come professionale è il modo in cui avete fatto nascere la vostra attività! Voglio portarvi un esempio:  Uno chef decide di aprire un ristorante. Troverà un ottimo architetto per progettare il suo sogno, acquisterà le attrezzature migliori e si affiderà ad uno studio di grafica per avere un fantastico logo che contraddistingua il ristorante. Cercherà personale altamente qualificato perché i propri clienti vivano una esperienza eno-gastronomica a tutto tondo. Cercando di attirare clienti userà i canali social per far conoscere il locale e i suoi stupendi piatti. E qui arrivano le note dolenti, foto da cellulare fatte senza un minimo di gestione della luce, scatti spesso poco nitidi o addirittura sfocati, immagini dove non si riesce a percepire minimamente l'atmosfera del locale.  Tante energie messe in campo vanificate da un errore purtroppo molto comune, non considerare affatto l'importanza di una immagine di qualità, il nostro biglietto da visita nel mondo virtuale. Se avete veramente a cuore il vostro lavoro, quando volete immagini che raccontino la vostra passione, il vostro cuore, affidatevi ad un fotografo professionista. I soldi che spenderete vi torneranno indietro moltiplicati come immagine, nuovi clienti e vendite sempre più consistenti. Cercate un professionista con cui vi trovate a vostro agio che capisca le vostre esigenze e che possa consigliarvi il mood giusto per la vostra attività.

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Dei pianeti e dei viaggi interstellari

05 de Mai, 2020 - General - Commenter -

 

Voi ve lo ricordate quando, da piccini, si stava con il naso all’insù a guardare le stelle, cercando di capire dove si fosse nascosta l’Orsa Maggiore o discutendo sulla luminosità della stella polare?

Io me lo ricordo bene, così come mi ricordo la sensazione che provavo tutte le volte, mi sentivo talmente insignificante davanti a tutta quell’immensità che mi veniva sempre da abbracciarmi da solo, come a rincuorare la mia anima bambina.

Era comunque una bella sensazione, in quei momenti ero solo io, una manciata di amici e quel popò di universo che ti guardava, un padre amorevole che incantava con tutto quel brilluccichio.

Poi cresci e piano piano abbassi la testa, prima sui libri mano mano più difficili poi davanti ad un lavoro quasi sempre insoddisfacente. Abbassi la testa in relazioni sterili, seguendo cose che non vuoi, cercando di compiacere gli altri e ritagliarti così un posticino nel mondo.

Così è stato per tanti anni, fino a quando i capelli se ne sono andati e la barba si è fatta grigia. Grigia come la depressione.

Una depressione silenziosa, quasi invisibile, che mi ha fatto vivere due anni come un sonnambulo. 

Poi, un giorno, in una bella giornata di sole, camminando su un sentiero di montagna, una amica ti invita a buttarti di sotto, a farla finita…”tanto che ci fai al mondo? Prendi solo spazio” 

Avete presente quei ceffoni a mano piena che si prendeva da ragazzi quando si faceva grossa e che ti rintronavano per una mezz’ora buona? Su quel sentiero, inspiegabilmente, ho iniziato il mio cammino. Ho imparato con il tempo a viaggiare leggero, lascando andare pesanti costrizioni, abbandonando per strada valigie piene di passato.

Man mano che il passo si faceva più lieve ho iniziato di nuovo ad alzare la testa, osservando il mondo e, perché no, anche il cielo. Avete fatto caso che più la mente si svuota e più si distinguono cose nuove, affiorano domande e la percezione della realtà si fa più fine? In poche parole ho sentito che c’era qualcosa di più oltre l’orizzonte, qualcosa che chiamava con voce chiara e amorevole. Così, in questa tempesta interiore dove placide acque si facevano in un attimo frangenti impetuosi mettendo in dubbio tutte le mie certezze, ho ricominciato a guardare in su, a rimirar le stelle come cantava un mio conterraneo qualche tempo fa.

Adesso non cerco più costellazioni o stelle luminose, guardo in su con la consapevolezza che ogni puntino luminoso mi possa insegnare qualcosa, come tanti maestri di luce. 

 

 

Via-Lattea
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Pensieri sconnessi e farfugliati.

27 de Janvier, 2020 - General - Commenter -

 

 

 Un’amica mi ha consigliato di tenere un diario, scrivere di me, raccontare la galassia che intravedo tutte le volte che mi guardo dentro. Io, diligente, sono andato a comprare un bel quaderno, con la spirale e la copertina rigida come piacciono a me. Per lo strumento di scrittura ho avuto qualche difficoltà in più, meglio una sfera o un portamine, una stilografica o una penna a inchiostro gel? Voi mi direte, ma non facevi prima a battere i tuoi ditini su qualche tasto a caso e avevi risolto. A parte il fatto che mi avete già fatto venire il dubbio su come sia corretto scrivere, ditini o ditine? All’Accademia della Crusca l’ardua sentenza. 

Se devo scrivere allora datemi un foglio, far correre l’inchiostro aiuta i pensieri a fluire ad organizzarsi, a coalizzarsi in un periodo di qualche senso. 

Rileggendo quello che ho scritto fino ad ora non so se poi son riuscito a trovare un senso, ma tant’è.

Adesso sono pronto, ho il mio quaderno, la mia penna (ho optato poi per una penna a gel) e un bel vuoto pneumatico proprio lì dove dovrebbero scaturire pensieri da scrivere. Pensavo fosse più facile, d’altro canto siamo stati abituati a scrivere fin da piccoli, invece non è un atto per nulla scontato. Faccio un paragone con quello che conosco di più, la fotografia. Che la parola fotografia significhi scrivere con la luce lo sa anche Ada che ha pochi mesi, va da se che usiamo le immagini, i nostri scatti per raccontare. Raccontare una storia, un’emozione, descrivere un luogo, denunciare un sopruso o una mancanza. Tutto parte da un’idea, un pensiero che spinge per palesarsi al mondo, allora lo prendi, lo osservi, cerchi di srotolarlo per togliergli tutte le pieghe e dai vita a quello che comunemente viene chiamato portfolio fotografico. Quella serie di foto che faticosamente hai guardato, scelto, scartato, tagliato, rimesso insieme cercando di dare un senso a quel bisogno impellente di dare voce alla tua anima.

 Alla fine dei giochi creare un bel portfolio o scrivere righe che abbiano un senso compiuto è un po’ la stessa cosa, l’espressione di quella voce interiore che tendiamo troppo spesso a dimenticare. Allora seguirò il consiglio della mia amica e userò il bel quaderno che ho comprato per buttare giù idee, trascrivere emozioni che serviranno poi a prendere la macchina fotografica con una maturità diversa, più accesa e delineata, per usare anch’essa come una penna di luce.

Sarei stato felice, aprendo la porticina interiore, di trovare un bel sole splendente e invece un vento gelido e rabbioso mi ha fatto fare un passo indietro, barcollante. Un mostro vigliacco e subdolo ha morso mio padre conficcando gli artigli in molte delle sue aree geografiche. La sensazione quando il dottore, con fare sbrigativo, ci ha vomitato sul muso una condanna a morte infiocchettata da parole ridondanti, è quella spossatezza mista a rabbia di quando hai fatto a cazzotti con qualcuno più grosso e hai avuto la peggio. Da quel momento accompagni un vuoto formatosi come d’incanto nelle pieghe tra la gola e lo sterno, una voglia inespressa di urlare. Per mia formazione non ho paura della morte, una liberazione per l’anima che ritorna alla luce. L’impotenza nei confronti del dolore è la lama che mi taglia a pezzetti ogni momento, che toglie lucidità e mi lascia immobile a guardare il vuoto. Lui ha sempre avuto mani belle, affusolate, quasi da pianista, non quegli stecchi adunchi che afferrano il secchio tra i conati di vomito. Proprio da quelle mani che mi hanno sorretto tante volte, che mi hanno accompagnato indicandomi discrete la strada, sono voluto partire per raccontare con la luce. Il mio peregrinare tra ospedali, corsie, ambulatori ha cominciato ad essere scandito da momenti che cerco di fermare in uno scatto, dando voce ai fantasmi che mi abitano.  Un demone va sempre esorcizzato e il mio crocifisso ha la forma di una fotocamera.

Vi lascio con un pezzettino di quello ho dentro in questo momento.

 

 

 

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Mas Foto raddoppia!

04 de Décembre, 2019 - Info - Commenter -

Bisogna essere sinceri: io questa voglia di insegnare ce l'ho sempre avuta. Da ragazzo gli amici mi cercavano perchè spiegassi loro il funzionamento dell'ultimo gadget tecnologico che io, da curioso cronico, avevo già comprato, smontato e vivisezionato. Appena sentivo che qualcuno aveva dubbi su un argomento conosciuto venivo sopraffatto dalla voglia di trasmettergli le mie poche e frammentate conoscenze. Negli anni questo bisogno non mi ha mai abbandonato, anzi è aumentato proporzionalmente al numero di libri letti e accatastati in ogni dove. Da quando, una decina di anni fa, la fotografia ha perso per me la dimensione hobbistica per farsi piano piano professione, ho maturato l'idea di creare un percorso didattico che abbracciasse la fotografia e non solo. Imparare sì a usare la macchina fotografica, a gestire i parametri che stanno dietro ad una immagine ad apprendere come si misura la luce. Ma quello che mi sta più a cuore è insegnare a raccontare storie attraverso la fotocamera, acquisire la sensibilità necessaria perchè dentro le foto ci sia tutto il nostro essere, trovare il proprio linguaggio per dare testimonianza di noi stessi. Mi piace affrontare temi di approfondimento come la fotografia sociale, la fotografia etica, la fotografia come terapia.

Questo e tanto altro troverete all'interno dei miei laboratori. Laboratori sì, non corsi perchè dobbiamo provare insieme, sperimentare, sporcarsi le mani, gioire di noi, cadere se necessario, per uscire alla fine diversi.

Per questo Mas Foto raddoppia.

A breve il calendario completo dei laboratori per l'anno che verrà!

 

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La luce perfetta

31 de Octobre, 2019 - Info - Commenter -

La fotografia sta cambiando molto velocemente negli ultimi anni, macchine sempre più performanti, obbiettivi luminosissimi, sensori da millemila pixel. Stanno cambiando di pari passo anche le esigenze del cliente e dare un prodotto in linea con questi nuovi bisogni è da sempre il mio proposito.

Nella fotografia d'interni questo processo di cambiamento è ancora più accentuato per far fronte all'agguerrita concorrenza nell'ambito immobilare e turistico. Oramai le vecchie tecniche (hdr, doppie esposizioni) non sono viste più di buon grado da chi vuole offrire ai propri potenziali clienti un'immagine fresca e innovativa.

Per questo mi sono messo a ragionare per trovare una tecnica nuova che mi consentisse di dare un taglio più moderno alle mie foto e sono arrivato a mettere a punto un processo che unisce la luce ambiente con la luce flash.

 

Attraverso questa tecnica si ottengono diversi benefici, il primo di tutti è quello di poter unire la luce interna con quella esterna evitando, una volta per tutte, i fastidiosi bagliori bianchi alle finestre e restituendo una visione più naturale dell'ambiente fotografato. Altro beneficio è quello di rendere l'esatta tonalità dei colori presenti ottimizzando il bilanciamento dei bianchi. Ultima ma non meno importante, l'estrema nitidezza e l'incisione dei dettagli che rendono le immagini moderne e attuali.

Il processo è abbastanza semplice, uniamo scatti fatti in luce ambiente con altri dove è stato usato uno o più flash, giochiamo un po' con i livelli ed i metodi di fusione di Photoshop ed il gioco è fatto!

Questo metodo permette anche di velocizzare enormemente i tempi di post produzione mantenendo pressoché uguali i tempi di scatto. Obbiettivo doppiamente raggiunto quindi, dare un prodotto moderno e attuale ad un prezzo veramente competitivo.

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