Dei pianeti e dei viaggi interstellari

05th May 2020 - General - Comment -

 

Voi ve lo ricordate quando, da piccini, si stava con il naso all’insù a guardare le stelle, cercando di capire dove si fosse nascosta l’Orsa Maggiore o discutendo sulla luminosità della stella polare?

Io me lo ricordo bene, così come mi ricordo la sensazione che provavo tutte le volte, mi sentivo talmente insignificante davanti a tutta quell’immensità che mi veniva sempre da abbracciarmi da solo, come a rincuorare la mia anima bambina.

Era comunque una bella sensazione, in quei momenti ero solo io, una manciata di amici e quel popò di universo che ti guardava, un padre amorevole che incantava con tutto quel brilluccichio.

Poi cresci e piano piano abbassi la testa, prima sui libri mano mano più difficili poi davanti ad un lavoro quasi sempre insoddisfacente. Abbassi la testa in relazioni sterili, seguendo cose che non vuoi, cercando di compiacere gli altri e ritagliarti così un posticino nel mondo.

Così è stato per tanti anni, fino a quando i capelli se ne sono andati e la barba si è fatta grigia. Grigia come la depressione.

Una depressione silenziosa, quasi invisibile, che mi ha fatto vivere due anni come un sonnambulo. 

Poi, un giorno, in una bella giornata di sole, camminando su un sentiero di montagna, una amica ti invita a buttarti di sotto, a farla finita…”tanto che ci fai al mondo? Prendi solo spazio” 

Avete presente quei ceffoni a mano piena che si prendeva da ragazzi quando si faceva grossa e che ti rintronavano per una mezz’ora buona? Su quel sentiero, inspiegabilmente, ho iniziato il mio cammino. Ho imparato con il tempo a viaggiare leggero, lascando andare pesanti costrizioni, abbandonando per strada valigie piene di passato.

Man mano che il passo si faceva più lieve ho iniziato di nuovo ad alzare la testa, osservando il mondo e, perché no, anche il cielo. Avete fatto caso che più la mente si svuota e più si distinguono cose nuove, affiorano domande e la percezione della realtà si fa più fine? In poche parole ho sentito che c’era qualcosa di più oltre l’orizzonte, qualcosa che chiamava con voce chiara e amorevole. Così, in questa tempesta interiore dove placide acque si facevano in un attimo frangenti impetuosi mettendo in dubbio tutte le mie certezze, ho ricominciato a guardare in su, a rimirar le stelle come cantava un mio conterraneo qualche tempo fa.

Adesso non cerco più costellazioni o stelle luminose, guardo in su con la consapevolezza che ogni puntino luminoso mi possa insegnare qualcosa, come tanti maestri di luce. 

 

 

Via-Lattea
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