Nastri

09 de juliol, 2017 - General - Comentaris -

Non ho mai abbandonato l'idea che tutto questo andare, alla fine, non ci porterà da nessuna parte. Il futuro predisposto, di pronta beva, è comodo, rassicurante. La sensazione però, luminosa e dai contorni contrastati,  è di intravedere una corrente contraria, una evoluzione capovolta. Io fotografo per necessità interiore, pratica che è stata definita forma d'arte più vicina alla letteratura che alla pittura. Letteratura antica fatta di penne, carta e odori netti, precisi. D'altro canto il linguaggio che prediligo per i progetti personali è fatto di vecchi strumenti, pellicola e fuoco manuale. Due espressioni in cui il tempo riprende la sua forza primitiva dilatandosi, riaffermando la sua posizione nello spazio. La ricerca di oggetti del passato per rendere più confortevole il presente è prassi consolidata in molti. Non si tratta di azioni nostalgiche quanto della necessità di ridefinire i canoni che ci descrivono al mondo. La certezza di non essere solo mi rincuora. C’è un libro in particolare, “Nastri” che parla di questo e di tanto altro. Lo scrittore è Stefano Solventi, penna arguta e colta, fine conoscitore di mille sfaccettature del rock e, non per ultimo, un amico. Il suo è un libro potente, perso in un futuro catastrofico quanto reale. Nel 2052, il mondo si lecca ancora le ferite, venti anni prima una grande epidemia ha decimato la popolazione. La società ha stretto le redini negando al popolo alcool e droghe, internet e la musica rock, anelando un controllo severo quanto inconsistente. Il ritrovamento di nastri, musicassette vecchie di decenni, cambia le regole del gioco riaccendendo una speranza sopita. Al di là dei protagonisti del romanzo, il cuore pulsante della storia rimane la musicassetta. La mia generazione è cresciuta insieme a lei, accompagnata dal vinile, cugino nobile quanto statico. Viviamo il ritorno a oggetti perlopiù sconosciuti ai nostri figli. Danno la sensazione di controllare il tempo, piegarlo a velocità più nostre, umane. È solo un discorso a voce alta, pensieri sconnessi che la lettura di “Nastri” ha condensato e riallineato e niente, mi faceva piacere condividerli.


Nastri 1